IL DEPOSITO PALEONTOLOGICO DELLA CAVA FILO

I REPERTI

Per il suo elevato contenuto paleontologico e palinologico il deposito di Cava a Filo ha restituito uno spettro rilevante e sequenziato del contesto paleoambientale dell’Appennino Bolognese nell’arco temporale fra l’Ultimo Massimo Glaciale e il Tardoglaciale.  Nel giacimento è dominante l’associazione di alcune  “megafaune” estinte - quali il bisonte e il megacero - e del lupo pleistocenico, con una netta prevalenza dei resti riferibili al bisonte delle steppe, tipico rappresentante degli ambienti arido-freddi a steppa-prateria riconducibili all’ultimo picco di freddo intenso. Questo habitat è ben compatibile anche con il microtino dominante, Microtus arvalis, e con i diversi tipi di avifauna, fra i quali spicca per frequenza il fagiano di monte

Nelle fasi iniziali del Tardoglaciale, connotate da intense fluttuazioni climatiche, l’espansione delle essenze arboree fredde e di aree ripariali a querceto misto favorisce la comparsa e l'incremento di alcune specie quali il capriolo, cinghiale, volpe, ermellino e tasso. Fra i grandi mammiferi si segnalano l’uro e l’asino selvatico. 

Scarse, ma non per questo meno significative, le testimonianze lasciate dall’uomo. I piccoli elementi litici restituiti dal giacimento e le  tracce di scarnificazione  individuate su ossa di bisonte sono testimoni della lavorazione della pietra e di attività di macellazione delle prede avvenute nei pressi del deposito. 

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